Dal silenzio dell'alba al cammino condiviso: una giornata che rimette tutto in asse.
8 luglio: partenza da Molinaseca, passaggio da Ponferrada e avanzamento verso Villafranca / Cacabelos.
L'8 luglio è iniziato nel buio, da solo, poco prima delle cinque. Dopo la tappa scomposta del giorno prima avevo bisogno di rientrare nel ritmo del cammino vero: passo regolare, testa libera, occhi aperti sul paesaggio. Le prime ore sono state bellissime proprio per questo: aria fresca, strade ancora vuote, il suono degli scarponi e quella sensazione netta di essere ancora nel posto giusto, al momento giusto.
Uscendo da Molinaseca e avvicinandomi a Ponferrada ho ritrovato la bellezza del percorso nei dettagli semplici: la luce che cambia lentamente, i campi che si aprono, i borghi che appaiono e scompaiono lungo la traccia. Il cammino, quando lo fai così, non è solo spostamento: è un respiro lungo.
Più avanti mi sono ricongiunto con Andrius e abbiamo camminato insieme per un tratto, con una sosta colazione. Nel corso della mattinata si è aggregato anche Francesco: a un certo punto ero dietro a loro mentre camminavano cantando in coro una canzoncina latinoamericana, "un dos tres cinco seis siete". Una scena leggera, assurda e bellissima, di quelle che ti cambiano subito il tono della giornata.
Siamo arrivati a Cacabelos intorno alle 12 e ci siamo fermati lì. Francesco, fedele al suo stile, ha voluto immortalare il momento davanti al cartello del paese facendo una delle sue gag: posa in stile "sto cagando" sotto il cartello "Cacabelos", e giù a ridere.
Nel pomeriggio io sono rimasto a Cacabelos con Catherine.
Intanto Andrius, Francesco e Lucia (la ragazza conosciuta al luogo delle tende) erano a Villafranca. Francesco stava facendo un ottimo lavoro su Andrius: riusciva a farlo sorridere di continuo. In serata, mentre cenavano tutti e tre a Villafranca, Francesco mi ha mandato due foto di Andrius sorridente; in una c'era addirittura Andrius stesso che aveva fatto un selfie di gruppo con loro tre. Andrius stava attraversando un periodo molto duro in cui era estremamente giù di morale, e questi momenti con Francesco lo stavano chiaramente aiutando a stare meglio.
Quella scena mi è rimasta impressa, perché raccontava bene lo spirito di quei giorni: ci si separava per qualche ora o per una tappa intera, ma restavamo comunque connessi. Alla fine è stata una giornata piena nel modo giusto: prima la solitudine buona dell'alba, poi il tratto condiviso con Andrius e Francesco, e infine la sera a distanza, tra Cacabelos e Villafranca, con lo stesso clima di leggerezza.
Fresco del mattino, luce dorata che sale sui sentieri, passi regolari, voci che cantano davanti a me e quella stanchezza pulita che arriva quando cammini bene.
Le giornate migliori non sono quelle in cui fai di più: sono quelle in cui riesci a restare in armonia tra paesaggio, passo e persone.
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Note del giorno