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Giorno 25 - Notte in strada, arrivo in "paradiso" e giornata di puro recupero.

28 giugno

Note del giorno

Titolo

Notte in strada, arrivo in "paradiso" e giornata di puro recupero.

Dove ero / tappa

Notte di cammino fino all'albergue con piscina, con base giornaliera di recupero.

Scena chiave

All'1:10 ho scritto a Giselle: ero arrivato al suo villaggio e mi ero sistemato a dormire al campetto di football, chiedendole di svegliarmi quando sarebbe partita.

Alle 5:00 suona la sveglia. Mi sveglio e vedo che non aveva ancora letto il messaggio. Alle 5:20 le scrivo che riparto comunque, perché capisco che stava ancora dormendo.

Lei mi risponde solo alle 8:10: non era riuscita a svegliarsi e stava partendo in quel momento. Io le dico che ero in una piccola pausa e le mando la posizione: 42.342941,-4.680614. Ero già circa 12 km avanti rispetto a Villalcázar, quindi circa due ore davanti a lei. Alle 8:18 le scrivo che riprendo a camminare.

Alle 10:00 arrivo all'albergue. Perfetto, perché la mia policy nelle mesetas era chiara: non camminare oltre le 10 (al massimo 10:30/11 nelle eccezioni). Dopo tanti km notturni, vedere quell'albergue con piscina è stato davvero come arrivare in paradiso. In chat lo chiamavo proprio così, per convincere gli altri a raggiungermi: "dove sei?" "In paradiso".

La fortuna è stata anche l'hospitalero: mi ha accettato subito all'arrivo, nonostante fossi lì prestissimo. Non era per niente scontato, perché negli altri albergue non mi era mai successo. Per me è stata una goduria totale: notte camminata col fresco, solo l'ultima ora (9-10) più pesante col sole che iniziava a picchiare, e poi dalle 10 in avanti solo relax.

Mi sono preso spremuta d'arancia e tortina per colazione, poi una nuotata rigenerante e ore all'ombra sul prato vicino alla piscina. Stavo da dio. A un certo punto ho pensato perfino di fermarmi due notti. Costava solo 5 euro: incredibile.

Poi ho capito anche perché: dormitorio pessimo, enorme camerata senza aria condizionata, aria pesante, una ventina o forse una trentina di letti. Molti altri infatti non sono riusciti a dormire lì e hanno prenotato l'altro albergue, praticamente attaccato a questo: niente piscina, ma condizioni molto migliori e molto più vivibili col caldo (probabilmente con aria condizionata).

A me però non importava minimamente. Non perché non sentissi anche io l'insofferenza, ma perché mi adatto molto bene e non la vivo come un problema bloccante. Anzi, sono proprio quei momenti a farmi apprezzare ancora di più tutto il resto.

Alle 10:04 ci risentiamo con Giselle: le spiego che gli ultimi 7 km erano durissimi già per me tra le 9 e le 10, quindi con il caldo in aumento per lei sarebbe stato ancora peggio. Tratto dritto, sole pieno, zero ombra, zero alberi. C'erano solo due bar lungo il sentiero, non in paese: semplici punti d'appoggio per rifocillarsi.

Lei mi risponde che stava valutando se fermarsi dove si trovava e ripartire il giorno dopo. Alle 10:38 le mando la foto del "paradiso": un albergue con piscina a 5 euro. Quella foto è stata decisiva: le mancavano circa 11 km e si è convinta a continuare proprio vedendo la piscina.

Nel frattempo sono arrivate anche altre facce note: Charles (il ragazzo svizzero un po' strano che ci provava con Catherine), Ananda, il suo amico/fidanzato (non lo so con certezza, ma tra loro si percepiva una forte intesa), Alicia e un altro pellegrino di cui non ricordo il nome.

Per cena siamo andati tutti al locale Hostal Restaurante Camino Real. Si è formato un gruppetto di 10 persone: tra i volti noti c'eravamo io, Giselle, Laura, Juan, Francesco, Ananda, Charles e Alicia. Gli altri due non li conoscevo, se non di vista, e non ci avevo mai scambiato molte parole. È stato bello: erano quei momenti conviviali che ti facevano passare via i pensieri, la fatica, le vesciche e i dolori.

Alle 12:00 mi scrive che aveva incontrato altri pellegrini e stava camminando insieme a loro. Infatti alle 15:30 li vedo arrivare sorridenti e felici, come se non avessero appena attraversato l'inferno: erano Giselle, Laura, Francesco e Juan. Da lì ormai era chiaro che si era cominciato a formare un nuovo gruppetto stabile, ed era tutto bellissimo.

Dettaglio sensoriale

Buio e fresco nella notte, sole duro nell'ultima ora, poi erba all'ombra, acqua della piscina e corpo finalmente in pace.

Una cosa che ho capito

Nelle mesetas, se gestisci bene orari e recupero, puoi trasformare una tappa durissima in una giornata quasi perfetta.

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