Conchiglie, distanze e storie che restano in cammino.
Il 12 giugno si continua a camminare: arrivo all'albergue parroquial de Zabaldika.
Avevo ancora un'ultima conchiglia da lasciare a Talia, quindi la missione non era ancora finita: l'ho nascosta dietro il sasso amovibile di una colonna che sorregge la chiesetta dell'Ermita de Santa Lucía, nota anche come Ermita de La Abadía, a Ilárraz, piccolo paese della valle dell'Esteríbar in Navarra, Spagna. Nel frattempo ho camminato molto più del gruppetto conosciuto a Orisson: Carla, Isabel, Mark, Andrius e altri tre ragazzi si sono fermati a Zubiri, in un appartamento preso su Airbnb, mentre io sono andato avanti di altri 10/15 km fino a Zabaldika.
Quella sera avevo anche un piccolo conto aperto con Carla: il giorno prima mi aveva prestato degli spicci perché non avevo moneta. Non sapendo se ci saremmo rivisti, ho preparato una conchiglia anche per lei, da usare come sottopiatto per la moneta che avrei lasciato nascosta in un punto ben preciso, e le ho lasciato le indicazioni per trovarla lungo il percorso.
Mi ha colpito questa dinamica: sapere di essere davanti a qualcuno che passerà sullo stesso sentiero il giorno dopo. Anche se sei lontano, puoi comunque comunicare e restituire qualcosa. Mentre le spiegavo questa specie di gioco alla Pollicino per farle ritrovare l'euro, Carla mi ha mandato un vocale con un'altra storia: più avanti c'è la Cruz de Ferro, vicino León, uno dei punti simbolici del cammino a circa 1150 metri, e la tradizione dice di portarsi un sassolino per giorni e lasciarlo proprio lì. Un gesto semplice, ma pieno di significato: cammini con un peso, poi scegli il momento giusto per lasciarlo andare.
Tappa lunga, oltre il ritmo del gruppo di Orisson: loro fermi a Zubiri, io fino a Zabaldika, con l'ultima conchiglia per Talia e una nuova promessa da mantenere alla Cruz de Ferro.
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